Scienziate a Le Esperidi

Viaggiando tra l’Antartide e Le Esperidi

A tu per tu con Laura Crispini, una cliente affezionata del campeggio/villaggio Le Esperidi dove fa sempre ritorno dopo le sue spedizioni scientifiche al Polo Sud e all’Equatore.

“Casa, libertà, relax e rifugio dell’anima, questo sono per me Le Esperidi!”

Laura è professoressa all’Università di Genova, geologa, ricercatrice in spedizioni scientifiche in Antartide e su navi oceanografiche nell’Oceano Pacifico. I suoi campi di studio e di ricerca riguardano principalmente la cartografia geologica, la geodinamica, l’evoluzione delle dorsali oceaniche e la geologia dell’Antartide. Laura ha viaggiato 7 volte in Antartide. Nel 2016 è stata scelta tra le 150 donne rappresentanti nel mondo della ricerca femminile in Antartide nell’ambito dell’evento wikibomb “Celebration of Women in Antarctic Research”. Dopo anni bui, la presenza e l’impatto delle donne in Antartide e nella Scienza hanno avuto una crescita positiva negli ultimi periodi: l’evento mirava proprio a sottolineare e celebrare questa conquista. Basti pensare che sino agli anni ’50 la maggior parte dei Paesi non permetteva al così detto “sesso debole” di partecipare a spedizioni scientifiche in Antartide limitando questa opportunità ai soli uomini.

Oggi invece le donne sempre di più ricoprono ruoli anche di primo piano nella ricerca polare: ad esempio importanti istituti di ricerca stranieri come l’Alfred Wegener Institute in Germania e il British Antarctic Survey, sono guidati da donne e nell’ultimo decennio parecchie ricercatrici hanno pubblicato articoli di grande impatto.

1)      Com’è nata la tua passione per la geologia?

La mia passione per le scienze geologiche è nata quasi per caso. E’ legata principalmente alla passione che avevo per i viaggi, il mare e la curiosità di conoscere il mondo con tutte le sue geodiversità e biodiversità. Desideravo scoprire e conoscere il sistema Terra per comprenderne le ricchezze ma anche le sue debolezze. Il mio sogno era poter contribuire e trovare soluzioni per la sua salvaguardia e difesa.

 

2) So che per il tuo lavoro hai viaggiato in spedizioni scientifiche oceaniche e in Antartide. Vuoi condividere con noi qualche ricordo dell’Antartide? Cosa ti ha colpito maggiormente durante i tuoi viaggi?

Sono arrivata in Antartide per la prima volta nel 1996 con una spedizione Scientifica nell’ambito del Programma nazionale di ricerche in Antartide (PNRA). Il viaggio di andata è avvenuto con mezzi aerei militari dalla Nuova Zelanda e il viaggio di ritorno in Nuova Zelanda con la nave (la nave ITALICA). Già il solo viaggio è stata per me un’avventura. Quello che mi ha colpito di più dell’Antartide, nell’immediato, è stata l’immensità dei paesaggi, la grande bellezza e l’equilibrio degli ecosistemi. Il silenzio e i colori. Il continente bianco ha una sfumatura di colori incredibili……poi la geologia e’ unica e non basta una intervista per descriverla. Lavoro in Antartide: ho lavorato spesso in campi remoti, cioè vivendo in accampamenti provvisori con tende e distanti dalla base. .. Ho avuto l’opportunità (e la fortuna!) di partecipare a 7 spedizioni in Antartide, di collaborare, lavorare con ricercatori e altro personale (tecnici, piloti di elicottero, ecc) provenienti da diverse parti del mondo. Ho lavorato in Antartide nel periodo della primavera-estate polare quando il sole non tramonta mai. Bisogna quindi abituarsi sia al fuso orario differente (12 ore) che alla luce sempre presente (24 h, giorno e notte). I ritmi di lavoro possono essere più concitati e pesanti soprattutto quando si lavora da campo remoto e si lavora sempre all’aria aperta in quota e con il freddo.

3)      Sei docente all’Università di Genova? Qual è il tuo rapporto con gli studenti?

Insegno all’Università da circa 30 anni ma ho un incarico a tempo indeterminato da 22 anni, raggiunto dopo 10 anni di borse di studio e contratti di ricerca. Il mio rapporto con gli studenti è buono direi! Devo dire che è cambiato nel tempo… con l’età, con l’esperienza e soprattutto gli incredibili cambiamenti sociali a cui stiamo assistendo. In primis mi impegno, se possibile, a mantenere un rapporto docente-studente con i ruoli definiti ma nello stesso tempo, cerco sempre di comprendere le eventuali difficoltà degli studenti ricordando anche quando ero io dalla loro parte. Voglio trasmettere quanto appreso nelle mie esperienze; la parte pratica rappresenta un aspetto fondamentale nello studio delle discipline geologiche. Nei miei insegnamenti organizzo diverse uscite sul campo, anche di più giorni. Queste sono esperienze uniche nella formazione dei ragazzi e si possono vivere momenti di aggregazione indimenticabili.

4)      Da Genova, all’Antartide, a Le Esperidi… da quanti anni vieni in questa struttura? Che ricordi ti legano a questo posto?

Frequento il campeggio Le Esperidi da quando ha iniziato ad esistere. Avevo 5 anni e con la mia famiglia (genitori e un fratello più grande) passavamo 3 o 4 settimane in tenda. Solitamente a luglio partivamo da Genova, prima con una FIAT 500 e poi con una FIAT 128: il viaggio prima lungo mare e poi attraverso i colli toscani, era lungo, ma meraviglioso. I miei genitori (fino alla loro scomparsa circa dieci anni fa) hanno continuato a frequentare il campeggio, negli ultimi anni affittando i villini. Io, dopo un periodo in cui facevo vacanze in giro per il mondo, negli ultimi dieci ho ricominciato a frequentare il campeggio ogni anno. E’ casa! E’ libertà, relax, e rifugio dell’anima. Quello che mi lega a questo posto e’ la sensazione di libertà, il contatto con la natura e il mare, i ricordi familiari e di amicizie (che ancora sopravvivono). Fortunatamente la trasformazione del campeggio in villaggio e’ stata poco traumatica, fatta da Umberto in maniera consapevole e rispettosa dell’ambiente naturale. Spero continui a mantenere una parte e un aspetto ancora parzialmente “selvaggio” e naturale del villaggio. Il bello è che puoi sia condividere momenti conviviali, partecipare alla vita sociale o isolarti completamente nella natura.

5)      Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Progetti di lavoro: sto lavorando allo studio della geologia dei fondali marini della Liguria, all’evoluzione geologica della Terra Vittoria Settentrionale (in Antartide) e alle relazioni con l’evoluzione delle calotte polari (per questo progetto, il prossimo anno è prevista una spedizione in Antartide con la nave oceanografica Laura Bassi) e con colleghi stranieri stiamo cercando di trovare finanziamenti per una ricerca nell’Oceano Pacifico al largo delle isole Hawaii. Progetti di vita: troppi e poco tempo libero! Mi piace molto viaggiare e camminare. Purtroppo il COVID ha interrotto un po’ i miei viaggi ma spero di riprendere presto riuscendo a conciliare lavoro e viaggi.

6)      Cambiamenti climatici, consumo di suolo che non rallenta, estremizzazione degli eventi meteorologici; quali conseguenze posso esserci in un territorio fragile come il nostro?

Io non sono un’esperta di studio dei cambiamenti climatici ma i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti. Noi siamo parte dell’accelerazione di questi cambiamenti come è stato riconosciuto da tutta la comunità scientifica nell’ultimo rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Dobbiamo imparare a conoscere come il nostro territorio si è modellato e adattato ai grandi cambiamenti del passato, come i materiali naturali e gli ecosistemi hanno interagito e hanno reagito agli agenti esterni, perché dovremmo imparare a convivere con i cambiamenti, mitigare i rischi e prevenire i danni.

7)      Come pensi sarà il nostro futuro? Credi si possa trasmettere ai più giovani una buona consapevolezza ambientale?

“Come pensi sarà il nostro futuro?” Beh, questa è una domanda molto complessa. Nell’era in cui si fa sempre più strada l’esaltazione della realtà virtuale e considerando il mio sentimento, idea di vita e di ambiente… devo ammettere che per me è difficile essere ottimista.. Però in fondo credo ancora che si possa fare qualcosa, io voglio avere fiducia nelle nuove generazioni. Dovrà essere un’azione globale a livello della società e dei governi, non solo dei singoli. Bisogna migliorare e implementare le politiche sull’ambiente. Non dobbiamo fare pesare sui giovani le scelte sbagliate del passato ma insegnare e dare fiducia nelle loro capacità e possibilità.

8) Cosa significa lavorare come donna scienziato in Antartide ieri e oggi?

L’Antartide è un ambiente remoto ed estremo; in un ambiente così si estremizzano sensazioni e abitudini, incluse abitudini e comportamenti di buon costume e mal costume. Fino a qualche anno fa l’ambiente era prettamente maschile, riflettendo le disparità di genere nella scienza e nella vita di tutti i giorni che si osservano nella nostra comunità. In passato le donne non erano ammesse nelle spedizioni..

La presenza femminile comunque è sempre in aumento sia presso la base italiana che presso molte basi straniere, soprattutto per quello che riguarda i ricercatori. E’ importante che le ricercatrici più “anziane” svolgano funzioni di mentore per le giovani, continuando a sensibilizzare le persone sulla disparità di genere nella scienza.

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